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Il Sole 24 Ore
La sentenza C-107/23 riguarda procedure di affidamento diretto sotto soglia

La Corte UE ha condannato l'Italia per violazione del diritto europeo in materia di appalti pubblici

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha condannato l'Italia con sentenza del 14 marzo 2024 (causa C-107/23 PPU) per aver consentito, in determinati casi, affidamenti diretti di appalti pubblici in misura incompatibile con le direttive europee sugli appalti. La decisione era attesa dopo una procedura di infrazione avviata nel 2022.

Il governo ha tre mesi di tempo per adeguare la normativa nazionale. Il ministero delle Infrastrutture ha comunicato in una nota ufficiale che 'i lavori per il recepimento sono già avviati', citando un tavolo tecnico istituito a febbraio. L'ANAC — Autorità Nazionale Anticorruzione — aveva già segnalato le criticità nel suo rapporto annuale 2023.

Secondo Raffaele Cantone, già presidente ANAC, 'la sentenza era prevedibile alla luce delle osservazioni già formulate dalla Commissione'. Gli esperti di diritto amministrativo indicano che l'impatto pratico riguarderà soprattutto i Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, dove gli affidamenti diretti sono più frequenti.

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